Acqua che si fa pioggia; che diventa mare; che si rifà pioggia. Quante sono le forme dell'acqua? Galleggiando sulla distesa di ciò che è rimasto, scorre la storia della famiglia di Pietra, mentre lei se ne sta aggrappata al suo bastone a tre teste con la treccia bianca sulle spalle curve e un groviglio nero che le stringe l'anima. A raccontarla è sua nipote, una bambina di otto anni. Piccola e già grande. Masculazzu, la chiamano. Sì, è un maschiaccio, Viola. Per gli adulti e per i suoi coetanei. E lei lo sa di non appartenere ai bambini nati per essere bambini e senza nessuna prova da superare, nessun conto da far tornare a gruppi di tre, nessuna tabellina del tre da ripetere per rimettere a posto il caos di tutte le cose. Non è come loro, lei si è già rotta. Ha assaggiato il dolore - le bocche spalancate di pietra e calcare e il tanfo marcio della piena di acqua, terra e fango che in primavera ha inghiottito tutto il suo mondo - e ha imparato che bisogna sapere quando è necessario ridurlo in goccia, questo dolore. In gocce d'acqua, la stessa acqua che toglie e dà la vita. Salvezza e abisso. Basta solo fidarsi, dell'acqua, della terra. E del proprio sangue. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.