'Devi pubblicarlo assolutamente', gli dice sua moglie, stringendogli la mano. E lui, Antonio, quel libro lo scrive davvero. Un flusso ininterrotto di ricordi. Qualche volta incoerenti, spesso vaganti, che procedono a tentoni, come chi è bendato in una stanza oscura ma dagli spazi che gli sono familiari. Quando eravamo felici è il resoconto di questo dialogo intimo e struggente. Lei, una malattia che non dà scampo, lo ascolta, lo corregge, lo sprona. È la sua lettrice necessaria, l'unica capace di scorgere dietro la rievocazione umana ed esistenziale e il piglio del giornalista lo smarrimento di un uomo davanti a qualcosa di troppo grande. In questa immersione narrativa lucida e accorata c'è la Versilia degli anni Sessanta, la casa di villeggiatura, rifugio estivo di parenti, di zii e cuginette e del giovane autore. Di suo padre e di una madre scomparsa troppo presto, all'origine di un turbamento quasi congenito. C'è l'Italia del miracolo, dei democristiani e dei socialisti, delle riforme formidabili; della crisi dei missili a Cuba e della morte violenta di Enrico Mattei, di un'epoca in cui la felicità sembrava un diritto acquisito e la politica conservava ancora il sapore di un destino collettivo. Antonio Padellaro non scrive solo l'autobiografia "disordinata" di una famiglia o di un Paese, mettendo a nudo lo scarto tra la "bruttezza dei nostri tempi" e quella stagione carica di passioni e sogni ma riesce a fare molto di più: mette in scena l'ultimo atto di una storia d'amore durata sessant'anni. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.