Nato a Versailles nel 1932, Georges Cogny lavorò nei ristoranti stellati della capitale francese fino a quando a Deauville, in Normandia, incontrò Lucia Cavanna, giovane cameriera dell'Appennino piacentino emigrata per lavoro. La conquistò con un piatto esemplare: cotechino in bella vista accompagnato da salmone e luccio. I due si trasferirono in Italia, e fu amore un'altra volta: prima con l'acquisto della Locanda Cantoniera, poi con l'apertura, a Piacenza, dell'Antica Osteria del Teatro, che sarebbe divenuta uno dei simboli della nouvelle cuisine italiana con due stelle Michelin. Dopo dieci anni, anche a causa della salute incerta, Cogny lasciò le redini dell'Osteria e tornò alle montagne adottive, dove trasformò la Cantoniera in un laboratorio di cucina estroversa, visionaria e aliena. Arrivò così un'altra stella Michelin. Poi, lentamente, il ritiro. Cogny continuò però a insegnare e formò alcuni tra i più grandi chef italiani, come Massimo Bottura. Fino a spegnersi nel giugno del 2006. Burbero, ironico, poco incline a raccontarsi, Georges parlava attraverso i piatti. Ma cosa resta, oggi, dell'uomo, del genio culinario e del suo pensiero? Questo libro tenta di scoprirlo. Das Urheberrecht an bibliographischen und produktbeschreibenden Daten und an den bereitgestellten Bildern liegt bei Informazioni Editoriali, I.E. S.r.l., oder beim Herausgeber oder demjenigen, der die Genehmigung erteilt hat. Alle Rechte vorbehalten.